Perché il doping rimane un tabù?

Perché il doping rimane un tabù?

Analisi e decrittaggio di un fenomeno sociale che resta un tabù: il doping non è solo responsabilità dello sportivo.

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opage soigneur bdUn argomento tabù… evidentemente, il solo fatto di scrivere o pronunciare la parola « DOPING » sembra disturbare tutti gli attori del mondo sportivo. Le sole occasioni in cui questo nome si mostra in lettere maiuscole, grassetto o a colori è quando bisogna destituire uno sportivo da tutta la riconoscenza che ha acquisito per un « errore commesso ». Questo atteggiamento dei mass-media è un primo punto per comprendere le bocche cucite dei professionisti dello sport. Se vogliamo quindi far avanzare l’argomento in un senso o nell’altro, bisogna parlarne! Cerchiamo di comprendere le altre ragioni che fanno di questa pratica un soggetto da non evocare in virtù delle convenzioni sociali o morali (definizione di Larousse).

 

La paura della sanzione

 

sanzione dopingLa sanzione, o piuttosto le sanzioni, colpiscono uno sportivo in maniera improvvisa. Possiamo classificarle in due parti, da una quella professionale e dall’altra la sanzione mediatica. Entrambe spaventano a morte gli sportivi. La prima può arrivare fino all’interdizione dalla pratica, dall’esercizio dello sport al quale hanno dedicato la loro vita fin da piccoli per la maggior parte di essi, perdendo anche le fonti di introito (ingaggi, premi, contratti con gli sponsor, ecc.). La seconda attenta all’onore, la fierezza dello sportivo, amati o adulati dai fan del loro sport. Quando uno sportivo dopato viene scoperto, tutta la riconoscenza lascia il posto agli insulti, alle critiche e al giudizio. Le precedenti storie come quelle di Carl Lewis e Ben Johnson, oppure del ciclista Lance Armstrong, sono esempi presenti in tutti noi. Possiamo facilmente comprendere che i protagonisti dello sport non abbiano voglia di parlare del fenomeno del doping per non rischiare di rovinarsi finanziariamente e moralmente a causa di queste sanzioni!

Sportivi dopati: colpevoli, ma sono veramente gli unici responsabili?

L’argomento del doping rimane un tabù anche per un altro motivo. Se un nuotatore, un atleta o un calciatore si dopa, allora dobbiamo chiederci perché lo fa. E, qui, potremmo scoprire cose che porterebbero le istanze sportive a essere nel falso! Dalla fine del ventesimo secolo, lo sport si è adattato alla nostra economia trasformandosi in un prodotto commerciale che genera cifre astronomiche, al di là della nostra immaginazione. E, come ogni prodotto finanziario, bisogna migliorarlo, ottimizzarlo, e questo in ambito sportivo si traduce con calendari sempre più fitti di allenamenti e anche bisogno di prestazioni e miglioramento dei record. Dall’altra parte, ci sono anche gli sponsor, che in numerosi casi rappresentano il principale introito degli sportivi, e loro vogliono campioni per rappresentare la loro marca. Sono loro che esercitano pressioni sugli sportivi per avere i risultati migliori e danno l’impressione di non aver più diritto allo sbaglio. Sotto questo punto di vista, possiamo immaginare che, se si togliesse la maschera del doping, i responsabili non sarebbero solo gli sportivi.

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Storie insolite e, talvolta, scuse inverosimili!

Come bambini colti in flagrante ad ingannare, alcuni atleti e il loro entourage hanno come prima linea di difesa delle scuse sempre più inverosimili. Questo fa sì che l’argomento sia ancor più un tabù. Gli sportivi non sono pronti ad ammettere di aver fatto ricorso a prodotti vietati e spesso cadono nel ridicolo per dissimulare la pratica. Ecco alcune perle per ridere di ciò che spaventa tanto nello sport.

Il triplo vincitore del Tour de France Alberto Contador si è nascosto dietro a un hamburger spagnolo « pieno di clenbuterol » per giustificare la presenza di questo prodotto vietato nel suo metabolismo.

A Losanna nel 2007, la squadra di canottaggio russa è stata colta in flagrante per delle siringhe gettate in un contenitore della spazzatura destinato al riciclaggio.

Ai Giochi Olimpici di Londra, è stato l’atleta americano LaShawn Merritt ad aver svelato di aver ingerito della DHEA allo scopo di aumentare le dimensioni del proprio pene.

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Conclusione

Poco importa della nostra posizione sul doping, è dovere di ciascun professionista dello sport di far cadere tutte quest barriere. Come per tutti gli argomenti su cui dibattere, la parola libera facilita la discussione e l’iniziativa. Perché la pratica dello sport possa ridiventare un piacere e un momento di condivisione per tutti i livelli e non un rischio per i partecipanti. Per rompere il tabù, gli sportivi, il loro staff e le federazioni hanno un ruolo importante da svolgere.

One comment

  1. et aussi surtout la mentalité française.... c'est pas les states malheureusement :(

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